Viaggi Spirituali in Australia

L’Australia è un paese così vario, dalla natura e dalla conformazione del terreno così stupendamente diverso dal nostro che sicuramente non è il primo posto che vi viene in mente quando pensate ad un viaggio spirituale!

Eppure, quegli spazi vasti e quell’atmosfera di “solitudine” possono rendere in realtà l’Australia un posto perfetto per ritrovare se stessi (soprattutto se siete di quelli, come me, che non riescono bene a ritrovarsi nel caos dell’India). Vi racconto del mio, di viaggio spirituale, se potesse interessare a qualcuno prendere spunto

Byron Bay e l’energia delle rocce

Si dice che Byron Bay sia costruita sull’ossidiana. Parrebbe infatti che in questo luogo la composizione del terreno sia particolarmente singolare! Essendo la zona di origine vulcanica, il sottosuolo è particolarmente ricco di formazioni cristalline. E di fatti si sente che Byron Bay e la zona circostante sono avvolti da delle vibrazioni particolari!

Famosa per le sue spiagge ed i surfisti, Byron Bay è oggi una piccola cittadina piena di viaggiatori, turisti e serfisti di tutto il mondo. Ristoranti di ogni tipo, caffetterie all’australiana (grandi, spaziose e tremendamente hipster) rendono le sue strade colorate e vivaci.

Io, per risparmiare, e non avendo trovato Couchsurfers che mi ospitassero, sono andata a stare in in ostello a un minuto dalla spiaggia. L’ho scelto proprio per questo! E non me ne pento! La struttura è grande ed interessante, una sorta di ferro di cavallo di dormitori per backpachers affacciata su una piscina e uno spazio esterno dove ci sono tavoli grandi di legno e amache sulle quali appisolarsi. Ovviamente però, è un ostello e in quanto tale pieno di ventenni scatenati (molti vengono qui infatti con la sia lodata working visa, che vi permette, se avete meno di 30 anni, di viaggiare e lavorare in Australia per un anno).

Cerco ad ogni modo di ritrovare la mia routine di pratica giornaliera. Esaltata come sono dalle nuove scoperte di Thai Qui e Qui Gong vado ogni mattina in spiaggia. Una spiaggia immensa, dove ci sono tanti cani a passeggio con i loro padroni (alle 7:30 di mattina, bah) e joggers. La spiaggia è così grande che se vuoi puoi addirittura non incontrarne lo sguardo! E lì, in quell’immensità, mi concedo una pratica di yoga integrato a Thai Qui e Qui Gong del tutto inventata! Non potete capire la soddisfazione di fare quel che ti pare senza che nessuno ti guardi! Per noi italiani (ed europei) è un sogno che neanche abbiamo, quanto è improbabile il fenomeno (almeno che non siete degli alpinisti).

E poi, scopro che Byron Bay ha anche un lato ancora molto “hippy”, che si ritrova a fare kirtan sulla spiaggia e organizza serate su come viversi bene la vita in una comunità. Eppure è ad un concerto reggae di un gruppo brasiliano in un locale vicino alla spiaggia principale che mi viene consigliato di andare nel mio prossimo luogo spirituale.

The Rainbow Temple of Whatever

Mentre cerco invano di attaccare conversazione con qualcuno (cosa che capita di fare molto se si viaggia in solitaria), mi muovo da un tavolo ad un altro cercando sguardi amichevoli, decidendo alla fine di sedermi all’unico tavolo alto dove la gente è appollaiata sugli sgabelli dove c’è un posto libero. Finalmente, un cinquantenne canadese, escluso anche lui dalle conversazioni circostanti, mi chiede da quanto viaggio. Spiego che sto viaggiando lenta e da tanto tempo, e principalmente senza meta. Condivido, non so perchè con lui, che è vestito di tutto punto e sembra una persona che appartiene ad uno stile di vita piuttosto regolare, che sto cercando comuni ed esempi di comunità dove andare a stare (che non siano il centro Hare Krishna dove andrei tanto volentieri ma non ho abbastanza tempo, dato che richiedono minimo 4 mesi di impegno per lo scambio vitto-alloggio-lavoro).

E lui, risponde candido “Vai a trovare The Rainbow Temple of Whatever”.

E che, con un nome così non ci vai in sto posto? Certo che ci vado! Google Maps segna un segnaposto rosso e poc’altro! Di notizie su come andarci non ce ne sono!

Il giorno dopo, chiedo all’ostello se hanno qualcuno da consigliarmi che mi possa portare in giro per le comuni circostanti e il tempio Hare Krishna. Il tipo, biondo e con occhi azzurri ovviamente, mi consiglia di partecipare ad un tour (ebbene si, ho partecipato anche ai tour) di un tizio piuttosto particolare che porta le persone in una foresta di notte a vedere le larve luminose (glowing warms) e a meditare sulle rive di un fiume. Facendo una delle spese più avventate del mio viaggio, pago 70 dollari e seguo il gruppo al quale mi aggregherò: un gruppo di liceali australiane in viaggio probabilmente per la prima volta da sole. Montiamo su un furgoncino pieno di mala e adesivi di Krishna. è Cristiano, di Rise Up Byron Tours, che ovviamente mi dà il numero del fondatore del Tempio arcobaleno.

Il giorno dopo lo chiamo e il giorno dopo ancora sono nella sua macchina ornata di pietrine e pietruzze e statuette di plastica di sorprese delle uova di Pasqua. è Guy, 70enne Australiano che 35 anni fa decise di costruire un tempio accanto alla sua casa. Il tempio in questione, (che tu come te lo aspetteresti Il Tempio Arcobaleno di Qualsiasi cosa?) è una sorta di torre a 7 piani concentrici che si fanno più piccoli salendo. Al piano terra, c’è abbastanza spazio per far fare yoga a 50 persone, al piano più alto puoi giusto fare il giro attorno al centro. Al terzo piano sono disposti invece una ventina di letti a cerchio, proprio lungo il perimetro della “parete” di legno. Al sesto piano, una sorta di sweet con letto matrimoniale, al settimo un’amaca.

Al tempio si fermano i viaggiatori stanchi come me, i curiosi come il canadese cinquantenne, qualche backpackers per sbaglio e tanti personaggi dalla vita inusuale, che fanno i soldi vendendo collanine o facendo sessioni di riequilibrio energetico.

Oltre alla torre, c’è un’immensa cucina all’aperto, su una sorta di mezza palafitta, dato che il resto della struttura si sviluppa su un terreno scosceso. Su una sorta di palafitta sono anche infatti i due piani dove si trova una grande piattaforma vuota, due salotti “open air” e altre due o tre stanze per le persone che vivono più stabilmente al tempio.

La doccia è una e si fa calda solo se si accende la stufa e ci si mette la legna. I bagni sono compost: 7 genialissimi bagni costruiti anche loro sulla palafitta, e il quale buco dove fai i bisogni scarica direttamente in un grande tubo che finisce in un cassonetto (poveri i viaggiatori a cui toccherà gestire lo smaltimento dei rifiuti). L’acqua è quella piovana (e si beve pure, perché no!), l’energia quella solare, infatti non si può usare le prese (come avrà fatto a fare un impianto elettrico in una struttura di legno) né tenere la luce accesa troppo a lungo (in cucina, perché la luce e le prese sono solo in cucina).

Al tempio, si fa un po’ di opera di volontariato la mattina e poi quello che ci pare. C’è chi va a fare camminate, chi, come me, passa il tempo a meditare, fare yoga e leggere. E così rimango per cinque giorni. La mia meditazione mattutina è al 6 piano in mezzo agli alberi di eucalipto, o giù, allontanandosi dal tempio, in un campo di alberi di noci di Macademia.

Crystal Castle

Uno dei ragazzi che stanno al tempio con me, anche lui si chiama Guy, si offre di darmi un passaggio fino a Golden Coast, da dove prenderò l’aereo per Auckland. Lungo la strada, gli chiedo di passare a visitare il Crystal Castle, un luogo di cui avevo sentito parlare a una delle praticanti yoga dello Swami Retreat Center. “È una sorta di parco giochi dei cristalli”, aveva detto. E Guy, che vive nella sua macchina con la sua ragazza e in giro per comuni, ovviamente ci fa entrare al Crystal Castle senza pagare i 30 dollari di biglietto di entrata.

Vi suggerisco di andarlo a visitare anche se costa un po’. È un luogo speciale, come davvero non ne ho mai visti. Oltre a esserci cristalli giganti ovunque, ci sono anche giardini spirituali con statue delle principali divinità hindù, un giardino zen, un labirinto, una pagoda buddista, un percorso nella foresta fluviale, un

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