La solitudine delle donne

Viaggiando o non viaggiando, la solitudine delle donne continua sempre a suscitare stupore. 

In quanto donne, dobbiamo stare attente a fare le cose da sole, ce lo dicono, ce lo diciamo, ci crediamo. Lo vedo negli occhi della gente mentre cammino da sola di notte.

Durante questo lockdown – e ora lo posso dire in santa pace – io sono uscita. Da sola, si, senza parlare con nessuno, si, ma sono uscita (e in realtà a volte pure non da sola). D’altronde qua in Portogallo era permesso, i contagi contenuti e io non ve l’ho detto solo per non suscitare invidia. 

Perciò ho fatto un sacco di passeggiate in solitudine, di notte come di giorno. Non solo. Proprio perchè viaggiando da sola ho sviluppato le mie strategia per non dare all’occhio, mi permetto poi di fare cose che sono un po’ fuori da ciò che si ritiene consono per la sfera pubblica. Tipo ballare, cantare, fare yoga un po’ dove mi capita, parlare con me stessa. 

Dovete perciò immaginarvi questo mix: una donna di bassa statura vestita da ragazzino 18enne che si dimena per le vie della città. Non sarà il migliore degli spettacoli, ma fino ad ora mi ha permesso di sentirmi molto libera. Vestirmi in maniera poco attraente è una delle mie strategie per viaggiare da sola. E non voglio entrare nell’argomento “voglio essere libera di mettermi ciò che mi pare”. Ho vissuto in un paese musulmano e mi sono sempre cercata di vestire in maniera poco provocante. Punto. 

E si, non voglio entrare nell’argomento “il corpo è mio, mi vesto come mi pare”. Non ci voglio entrare perchè fondamentalmente per me vale il discorso “la pelle è mia e me la voglio salvare”. Combattere una lotta contro l’aggressività e l’arrapamento perenne degli uomini è una battaglia che non ho intenzione di combattere sulla mia pelle. Se sarò madre e avrò figli maschi, cercherò di dare il mio contributo e lo farò con qualsiasi altro piccolo gesto possibile. Piena ammirazione e sostegno per tutti coloro che si impegnano per cambiare le cose e sempre pronta ad appoggiare. 

Resta il fatto che nel corso di (questa) mia vita ho deciso di vestirmi da ragazzaccio e di fare ciò che mi pare. Questa è la mia rivoluzione. E la trovo rivoluzione perchè sinceramente tanti dei vestiti per donne sono figli di un mercato del consumismo e della mercificazione del corpo della donna che mi disgusta e fa arrabbiare. 

Vestitevi come vi pare e io farò altrettanto

Speravo si vedessero i peli. Non si vedono ma ci sono

Proprio mentre vivevo in Turchia ho spesso pensato alla contraddizione della donna occidentale che va in giro vantandosi: “sono una donna libera perchè mi vesto come mi pare” senza accorgersi che il suo essere donna è per la gran parte un costrutto sociale cresciuto dentro una società predominantemente maschilista che vede la donna come un mero oggetto di piacere e stimolazione erotica. 

Nel Corano si dice praticamente che la donna si deve coprire perchè l’uomo è porco e perciò si arrapa se la vede coperta poco e questo non sta bene per il marito. Adesso, che si sostenga o no la monogamia o il senso del possesso che ne può dipendere, e senza entrare nel merito del “possesso” della donna nelle culture del passato (e del presente ahimè in qualche luogo), è un dato di fatto che se ti scopri gli uomini guardano. 

Non ci raccontiamo frottole. Non ci nascondiamo dietro il nostro senso di civiltà, che sta solo sulla carta. Lo sappiamo benissimo noi donne. Non c’è giorno che un uomo non ci guardi con fare malizioso. Quando camminiamo per strada da sole, mentre faccio la spesa, aspettando l’autobus, leggendo un libro su una panchina, facendo jogging. Per quanto mi riguarda, è una cosa con cui mi sento di convivere ogni giorno. Non ne ho molta paura perché non sono una tipa che non ha grande senso della paura, ma lo so che solo per il fatto di essere una donna sola rischio di più di una donna accompagnata o un uomo solo. 

Mi sono sempre rifiutata di giocare il ruolo della donna che sfugge. Se un uomo, di qualsiasi estrazione sociale o età, mi parla per strada io rispondo, a meno che l’istinto in me non mi dica di essere davanti ad un soggetto pericoloso. E si, rischio. Rispondendo a quelli per strada che mi chiedono “Possiamo conoscerci?” o quelli che mi chiedono il numero dopo due minuti che mi parlano per una scusa stupida. Sono pure andata a prendere un caffè con un tizio sconosciuto che mi ha fermato per le strade del mio quartiere in Turchia, e non perchè fosse interessante o bello ma perchè leggevo nei suoi occhi che la sua aspettativa era di vedere una donna impaurita e di essere rifiutato, nel suo eterno gioco di “cerco ma non acchiappo”. Non accetterò mai inviti pericolosi e cercherò di non essere mai sola e nell’ombra mentre vengo approcciata, ma se vengo approcciata mi rifiuto di fare quella che cammina a testa bassa e passa oltre a passo svelto. 

Io rispondo perchè non sono un oggetto di piacere. Rispondo perchè ho la fortuna di non avere paura. Rispondo perchè voglio rompere lo stereotipo che sento mi viene proiettato addosso. E questo succede a me, bassa e vestita da maschiaccio. Figurati a quelle fighe e alte cosa non succede!

Ultimamente però mi sono resa conto di aver rischiato abbastanza e forse dover smettere di affidarmi alla fortuna.

Paure e autodifesa

Oggi ero al parco a fare yoga/meditare/danzare. Non c’era nessuno perchè ancora non in tanti escono ancora. Ho fatto la mia pratica, ho fatto per andarmene e un 60enne si è avvicinato a me, mi ha fermato (non so cosa ha detto perchè aveva le cuffie) e mi ha abbracciato in maniera tenera. E’ stato un momento molto bello.

Due secondi dopo però ha provato a baciarmi sulla guancia, mi ha chiesto il numero e mi ha detto che gli piaccio tanto. Tutta la gioia e l’entusiasmo di Isadora fricchettona è scomparso e me ne sono andata delusa (senza dare il numero ovviamente). Subito dopo ho pensato che ero sola al parco e sarebbe potuta essere sicuramente una situazione di pericolo, anche se era pieno giorno. Mi sono sentita molto fortunata.

Mi sento estremamente fortunata di fatto e chiedo scusa a tutte quelle per cui questo argomento è legato ad eventi dolorosi. In tutti i miei viaggi sono sicuramente stata un’incosciente e diverse volte ho rischiato di farmi rapire (in paesi dove di fatto rapiscono). Mi sento estremamente grata per non aver mai dovuto vivere niente di traumatico, tranne qualche capo che ha cercato di baciarmi (e pure uno che mi ha proposto sesso per favori lavorativi. Si, il famoso #metoo). La verità è che in quanto donne siamo un po’ più a rischio ogni giorno rispetto ai nostri colleghi uomini. E siamo abituate. E si possiamo vestirci come ci pare da questa parte del mondo. O almeno come ce lo suggeriscono le mode. Però se andiamo a fare yoga al parco possiamo essere importunate. E questo accade negli anni 2000, in Europa, in Occidente.

Cosa faccio quindi? Smetto di fare le cose sola o continuo a rischiare?

Viaggiare da sole

2 pensieri riguardo “La solitudine delle donne

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