Questioni di genere

Sto per imbarcarmi in qualcosa di inaspettato. Dopo due mesi di ospedali e problemi di salute e burocratici, ho deciso che mi dovevo un regalo grande.

Era anni che volevo andare a trovare Ängsbacka, una comune in Svezia. Organizzano vari Festival olistici e nell’unico momento in cui potevo andare il Festival era SEXSIBILITY at Ängsbacka.

Essendo interessata al tantrismo contemporaneo già da tempo ho pensato che potesse essere qualcosa di simile.

Scopro adesso di essere iscritta ad un festival dedicato all’esplorazione della sensualità e sessualità oltre gli stereotipi di genere. Un festival dove tutte le sigle che vanno complicandosi sono benvenute e incoraggiate #LGBTQIA (penso sia l’ultima versione).

#LGBTQIA

Questa opportunità mi permette di fare diverse cose, tra le quali esplorare questo tema che emerge in maniera prorompente tra le mie conversazioni degli ultimi anni. Persone che si interrogano sul significato della fluidità dei generi e sulle complicazioni che porta nella nostra società.

Ed è stato interessante notare come le resistenze arrivano anche dalle persone più aperte e come esiste in me la tendenza a censurare i miei pensieri per essere più conforme al pensiero delle persone più vicine a me.

Che vuol dire avere bagni per persone che non si identificano con un genere? Perchè le persone transgender la fanno così complicata per cambiare una parola sulla carta d’identità? Può un essere umano con la forza di un uomo competere in gare con donne?

Domande a cui non cerco di dare risposta.

Storia di una bambina

Parto dalla mia esperienza personale. Sono nata femmina. Da bambina i giochi da bambine mi annoiavano: preferivo le macchinine alle barbie, preferivo arrampicarmi sugli alberi piuttosto che fingere di preparare manicaretti.

Mi ricordo molto bene, giocando con i miei cugini maschi, di insistere che non volevo essere io la femmina nel gioco. E loro un po’ protestavano e a volte mi lasciavano fare il maschio, a volte mi pregavano di essere la femmina, altrimenti come facevamo a giocare a maschi e femmine? Mi ricordo proprio che si chiamava così il gioco. Maschi e femmine. Eppure non potevo giocare ad essere il maschio.

Crescendo, ho chiesto a mia mamma di poter andare a fare calcio invece di ginnastica ritmica. Mi ha risposto che mi sarei rovinata le gambe e che da grande lo avrei rimpianto. Ad oggi, ho le gambe con poche cicatrici, ma i peli perchè non sostengo la depilazione femminile.

Mi piacciono gli uomini, senza dubbio. Mi piacciono da quando mi ricordo di aver sentito attrazione di qualche tipo da bambina verso gli altri bambini (e dovrei dire bambinə).

Mi piacciono le donne, da quando sono adolescente credo. In una maniera meno atavica, ma più dolce e sensuale.

Dai 30 anni in poi circa, sono attratta anche dai gay, anche se loro non sono attratti da me.

Nell’ultimo anno mi sono accorta che non mi serve definire chi mi piace o no perchè potenzialmente mi piace chiunque, anche se ho una chiara preferenza per gli uomini.

Mi rendo conto allo stesso tempo che le mie uniche esperienze rilevanti sono con uomini. Ho imparato a giocare il gioco del corteggiamento solo con uomini palesemente interessati a me in quanto donna.

Mi rendo conto che mi piacciono gli uomini anche perchè alle elementari mi resi conto che era più facile così. La mia compagna di classe, che non so come tutti avevano già capito essere “diversamente femmina”, se la vedeva brutta con tutta la classe che la prendeva in giro.

Era più facile perchè era in superficie e socialmente accettato. Quando ero adolescente, conoscevo solo persone che volevano baciare qualcuno del sesso opposto. Al tempo mi andava benissimo, ma probabilmente mi sarebbe andato molto bene, se ci fossero state ragazze che mi volevano baciare, baciare le ragazze.

Ad oggi, non conosco ragazze che mi vogliono baciare perciò bacio ancora i ragazzi.

Mi rendo conto di quanto la mia esperienza dell’essere donna e delle mie preferenze riguardo a chi coinvolgere nella mia vita sessuale è stata influenzata da ciò che avevo intorno e come sarebbe potuto andare diversamente tutto quanto se qualcuno mi avesse detto che non dovevo per forza identificarmi con il mio sesso. Cosa sarebbe successo se nessuno mi avesse mai detto che le donne sono principesse dai vestiti rosa, che piangono tanto, sudano poco, corrono e urlano meno, sono più dolci.

Nuove prospettive sul genere

Cosa sarei oggi?

Permetterci di uscire dagli schemi che ci hanno seguito negli ultimi secoli vuol dire semplicemente riconoscere che tutto ciò che è oggi lo è in base alla retorica costruita attorno.

Nasciamo con un sesso, ma di per sè questo non vuol dire niente se non il fatto che c’è un sesso che offre il seme e un altro sesso che l’accoglie. Individui che possono porare gravidanze e individui che possono scaturire gravidanze. Il mio sesso di per sè non dice niente su quali individui mi dovrebbero attrarre sessualmmente ed emotivamente. Il sesso nella specie umana è anche piacere e non solo riproduzione.

Capisco che faccia paura, dopo secoli di maschile e femminile, accogliere nuovi modi di definirci. Capisco che chi non ne sente il bisogno non ne capisca il bisogno per gli altri. Un po’ come l’aborto. Se non capisci il bisogno di abortire e vuoi che neanche gli altri lo facciano.

Cosa succederebbe se invece di avere paura e non fidarci ci aprissimo semplicemente all’ignoto? Qualsiasi cosa avverrà alla definizione di genere non può essere peggiore delle guerre e dei giochi di potere già in atto. Concederci il tempo di parlare di questi temi non toglie niente agli altri dibattiti.

Se non sentite il bisogno di altre categorie oltre uomo e donna, perchè non permettere a chi ha bisogno di definizioni nuove di esplorare nuove identità senza giudizio?

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